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 Indice
Narrano le leggende
L'immaginario popolare
La "lóndra" scavatrice
Gli inconvenienti di un antico sigillo
Verso la scomparsa

 Stemma di Transacqua

 Forse ritorna
L'Associazione Pescatori Dilettanti di Primiero è da sempre impegnata nel proporre interventi di recupero ambientale nelle situazioni di degrado. A valle del paese di Imèr si estende un'area di circa 70.000 metri quadrati in stato di completo abbandono che, fino a circa trent'anni fa, era occupata da una troticoltura.

Nel 1996 è stato elaborato un progetto di ripristino che prevede la creazione di un'oasi naturalistica per la riproduzione, lo studio l'osservazione della lontra, con l'introduzione di almeno una coppia. L'ambiente consiste in un alternarsi di laghetti, corsi d'acqua e macchie boschive, dove un percorso obbligatorio per i visitatori permetterebbe l'osservazione dell'animale.

Le amministrazioni comunali e provinciali hanno già espresso il loro parere favorevole. Ora si sta aspettando che il Comune di Imèr acquisti i terreni. Mario Scalet

 

 Bibliografia
Luca Lapini, La lontra, Udine, Carlo Lorenzini Editore, 1985;

Claudio Prigioni, La lontra: una vita silenziosa negli ambienti acquatici, Bologna, Edagricole, 1997;

Luciano Marisaldi, Un mondo di acque, rocce e foreste: Parco naturale di Paneveggio, Pale di San Martino, Firenze, Giunti, 1997;

Ottone Brentari, Guida alpina di Belluno - Feltre, Primiero - Agordo - Zoldo, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1973, (ristampa anastatica dell'edizione di Bassano del 1887);

Bepi Pellegrinon e Luciano Marisaldi, Pale di San Martino, Bologna, Zanichelli, 1993; Luca Visentini, Pale di San Martino, Bolzano, Athesia, 1990; Livio Tissòt, Dizionario primierotto, Calliano (Tn), Provincia autonoma di Trento, 1976;

A.A.V.V., Primiero: storia e attualità, Zero Branco (Tv), Unigrafica, 1984;

Angelo Michele Negrelli, Memorie di Angelo Michele Negrelli diari manoscritti di un primierotto tra Settecento e Ottocento, conservati in biblioteca a Primiero.

Per ulteriori informazioni bibliografiche si potranno contattare i responsabili della Biblioteca Intercomunale di Primiero.

 Stemma Welsperg
LE LONTRE DI PRIMIERO
Ascesa e decadenza di un animale eccezionale

Narrano le leggende che la conca di Primiero, ai piedi delle Pale di San Martino, fosse anticamente ricoperta da due grandi laghi circondati da una corona di vette: un vero idillio per i pesci e per l'unica lontra che se ne cibava. Finché la bestiola non sentì il desiderio di incontrare un proprio simile e cominciò a scavarsi un varco in fondo alla valle...

Chi arriva per la prima volta a Primiero, attraversata la stretta gola dello Schenèr e lasciatasi alle spalle l'imponente cortina delle Vette Feltrine, quando è riuscito a distogliere lo sguardo dai profili tormentati delle dolomitiche Pale di San Martino, si chiede cosa sia e cosa rappresenti quel singolare animale stilizzato, presente negli stemmi di cinque amministrazioni comunali di valle (1) e ben in vista sullo svettante campanile tardogotico della chiesa arcipretale di Fiera di Primiero.

Senza il conforto di qualche valligiano, che con naturalezza e quasi con meraviglia risponde: "È la lontra, il simbolo della valle!", pochi - anche se dotati di fervida fantasia - potrebbero riconoscere l'ormai raro, sfuggente ed aggraziato mustelide nella lucertolona - apparentemente spiaccicata - che campeggia dappertutto a Primiero. Superata, non senza difficoltà, l'interpretazione della silhouette un po' troppo stilizzata della brava lontra, a questo punto può nascere nel viaggiatore incuriosito un altro dubbio, relativo alle ragioni che convinsero le comunità locali a scegliere questo animale per rappresentarle ed ai risvolti simbolici di rito, inafferrabili tanto quanto una lontra bagnata.

Le si poteva infatti preferire un'aquila superba, un camoscio rampante od un cervo dall'ampio palco di corna, invece le comunità di Primiero e Vanoi scelsero proprio lei, paradosso per paradosso, attribuendole una mitica e titanica impresa, che consentì l'affermarsi della vita in valle (2).

torna suL'immaginario popolare

Narrano le leggende che la conca di Primiero fosse anticamente ricoperta dalle acque del torrente Cismón, che formavano almeno due grandi laghi, circondati da una corona di vette, uniche ad emergere. La conca era un grande specchio azzurro, perché non esisteva nemmeno un pertugio che consentisse all'acqua di scorrere verso il Feltrino: un vero idillio per i pesci e per l'unica lontra che se ne cibava; finché la bestiola non sentì il desiderio di incontrare un proprio simile e cominciò a scavarsi un varco in fondo alla valle.

Alla lontra bastava un piccolo passaggio, ma l'irruenza delle acque liberate fece il resto: si formò così la stretta gola dello Schenèr, che consentì all'acqua di defluire e di riflesso la vallata di Primiero, che prima era invasa dal Cismón, iniziò ad ospitare molti altri animali e, poco dopo, i primi uomini. La leggenda è trasferibile pari pari alla contermine vallata di Canal San Bòvo: al corso del Cismón si sostituisca quello del torrente Vanòi, alla gola dello Schenèr quella della Cortèla, vi si collochI una lontra altrettanto scavatrice e, quanto ai laghi di cospicue dimensioni, anche lì ne è attestato più d'uno di tutto rispetto.

Fra questi - ultimo nell'ordine - il Lago Nuovo, formatosi con naturali alluvioni nel 1825 e scomparso allo stesso modo nel 1882. Date queste premesse, la leggenda della formazione della valle del Vanòi non poteva essere diversa.

torna suLa "lódra" scavatrice

A questo punto i più smaliziati potrebbero scomodare ben più autorevoli racconti di creazione, con relativa separazione delle acque dalle terre emerse... ma ciò significherebbe far acquisire troppa autorevolezza ad un animale che salì, probabilmente non visto od ignorato, sull'Arca di Noè. Risuonano forse più opportune le rime alternate di Livio Tissòt, per descrivere in maniera più casereccia e veritiera le gesta della lontra, a spasso nel grande lago di Primiero:
Ànca 'na bèla lódra l'é ruàda
te 'stó lak e, a farse gran magnàde
de trute e salmarini, deventàda
granda la é, a forza de spanzàde (3)


Acquisite le energie sufficienti, per alimentare nuove passioni ed imprese, la lódra iniziò di buona lena lo scavo: Rósega 'ncoi e rósega domàn, / coi dènti, co le óngie, de bòn èstro, / l'è 'ndata avanti zèrto pì de 'n an / a far el bus fóra de San Silvestro (4). Liberata così la valle dalle acque in eccesso, l'azione della lontra consentì più tardi la formazione della comunità di valle: I Primieròti i s'à organizà / co leje, co Statuti e més i à / su la stèma de la Comunità / la lódra che la val l'à liberà (5). Insomma, liberatrice, scavatrice e fondatrice della valle, la lontra s'è guadagnata un ruolo di rappresentanza simbolica di tutti gli abitanti delle valli di Primiero e Vanòi (6).

I primierotti, infatti, non si fecero suggestionare dal vasto campionario faunistico che campeggiava sugli stemmi nobili e comunali dell'intero Trentino. Il repertorio araldico di aquile, unicorni, pantere, camosci, cervi, tassi, ermellini, lepri e ricci per passare ai più domestici tori, pavoni, galli, cani e gatti, non rispondeva alle esigenze di discrezione e modestia, tipiche della sensibilità primierotta.

Forse fu così che al posto del più nobile ermellino, a Primiero, fu scelta la più ritrosa e crepuscolare lontra a simboleggiare alcune misteriose ed umbratili peculiarità valligiane.

torna suGli inconvenienti di un antico sigillo

A sentire i versi del poeta dialettale, pare che l'onere di rappresentanza ufficiale per la bestiola sia scattato per lo meno a partire dalla concessione degli Statuti di valle nel 1367. Da allora in poi uomini e lontre sono sempre vissuti poco discosti gli uni dalle altre senza grossi problemi, visti anche i differenti ritmi di vita quotidiana. Con il 1785 anche le comunità della Valle del Vanòi decisero di adottare la lontra come animale simbolo, al pari degli altri abitanti di Primiero che vivevano lungo l'asta dell'alto Cismón.

I canalini posero sotto lo stemma la solenne didascalia: Sigillum Comunitatis Canalis Sancti Bovi (7). Antonio Rachini, medico fisico stipendiato a Primiero nel 1723, riuscì a spiegare le motivazioni della scelta araldica della lontra, con piglio decisamente moraleggiante, ma con una leggerezza tale che gli perdoniamo d'aver costretto lo stemma della valle con la lontra effigiata... al guinzaglio dei dominatori del tempo: i baroni di Welsperg.

Ecco la spiegazione del misterioso "geroglifico": "La Comunità di Primiero s'ha eletto la Lontra, o sia Lodra, per sua propria e particolar arma, ed Insegna, e non senza mistero, per essere la Lontra un geroglifico, che dinota illibatezza, e purità di persone, che dimorando con perversi, non restano macchiate dalla loro malvagità [...] il Bagagli, osservando la Lontra vestita di sottilissimo pelo ad uscire dall'Aque senza esser bagnata, li diede il moto: Nè pure bagnata. Con ragione però a lei s'assomiglia la Comunità di Primiero, che con tutte le varie mutazioni di dominio, e con tutto il miscuglio di tante barbare Nazioni, si conservò fra quelle lorde e contaminate genti, pura ed innocente(8).

Purtroppo l'intesa tra gli uomini e la lontra non fu sempre idillìaca, infatti il pregiato manto della lontra faceva gola ai pochi che avevano la sorte di incontrarla, magari in pieno giorno. Angelo Michele Negrelli racconta, nei suoi circostanziati diari (9), di aver assistito alla cattura di una lontra. Nel gennaio del 1794 Negrelli stava viaggiando lungo la stretta valle dello Schenèr con il conte Giuseppe Welsperg, accompagnato dal servitore Giuseppe Stoccher.

D'un tratto lo Stoccher si accorse che in una pozza del torrente Cismón c'era una lontra che stava giocando e, preso un lungo bastone, la colpì, fulminandola al primo colpo. Alla lontra fu tolta le pelle e rivenduta all'osteria della Béttola, tra Castel Schenèr e Zorzói (10). A nulla le valse l'onore di campeggiare sugli stemmi di valle. Il mustelide era anche ricercato per ragioni alimentari, infatti, la sua natura acquatica dava alla carne di lontra prerogative simili a quelle del pesce: poteva essere consumata anche il venerdì e durante la quaresima; tale consuetudine è stata riscontrata nella Valle del Vanòi.

Nella Laguna di Caorle poi si esagerava: gli insaccati di lontra erano considerati una specialità gastronomica, al punto che s'era formata una sorta di categoria di cacciatori-pescatori chiamati lontrari (attivi anche lungo il Piave), che si servivano di speciali trappole che facevano annegare la bestia, una volta catturata, così la pelliccia si conservava intatta (11).

Nel 1838 Tommaso Catullo ricordava che si cacciava sporadicamente la lontra - forse il solo mammifero acquatico - nelle paludi circostanti i lago di Santa Croce in Alpago (Belluno), per mangiarla. Annotava: "Gli individui vecchi hanno alcuni peli bianchi, mentre quelli di giovani sono bruni, e servono a fare cappelli" (12).

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Con il secondo dopoguerra i rapporti tra la lontra e l'uomo si incrinarono ulteriormente. Quasi a punire il mustelide dell'antica colpa - d'aver cioè svuotato uno straordinario bacino naturale d'acqua dagli enormi potenziali energetici - le società concessionarie dello sfruttamento idroelettrico del bacino del Cismón eressero nuovi sbarramenti di cemento, per creare laghi artificiali. A poco sono serviti i denti, le unghie ed il costante impegno delle lontre: nemmeno un pertugio riuscirono a scavare per superare tali ostacoli.

Tant'è! Cercarono di adattarsi. La presenza dell'uomo si è però fatta sempre più insistente, proprio a ridosso delle tane delle lontre. Fu così che nel 1945, durante un turno di sorveglianza notturna presso una presa di captazione dell'acqua non lontana da località Pontét, lungo la gola dello Schenèr, Francesco Collesèl, solerte guardiano e scaltro cacciatore, pensò bene di unire l'utile al dilettevole: un orecchio a seguire lo scorrere dell'acqua nella condotta e gli occhi bene aperti per cogliere di sorpresa e fulminare con una schioppettata la volpe, che avrebbe attraversato prima o poi il torrente. Complice un favorevole bagliore lunare, la preda si definì d'un tratto a pelo d'acqua.

Il colpo partì quasi da solo e all'indomani la sorpresa fu grande: al posto della volpe era rimasta fulminata una grossa lontra. Il Chécco Collesèl fu ancora più contento, perché il manto della lontra gli fruttò la somma di 12.000 lire. Nella memoria dell'allora piccolo Illuminato Pallaver (13) si impressero i grossi baffi bianchi (le vibrisse) della bestia, che però non le consentirono di avvertire la fucilata traditrice. Si narra ancora di diversi avvistamenti, fatti soprattutto da pescatori, sempre nel consueto areale ai piedi dell'alta rupe di San Silvestro o nella più selvaggia Val de la Cortèla.

Chissà se la lontra resiste ancora nei territori di un tempo, disturbati quasi ininterrottamente dal traffico turistico della vicinissima statale del Grappa e di Passo Rolle? Forse si è stancata ed ha abbandonato il corso del Cismón per rifugiarsi sulle più riservate sponde del Vanòi, con la speranza che il fantasma di una nuova diga in Val de la Cortèla sfumi al bramito di un cervo o si dissolva di fronte al pesante incedere dell'orso. torna su


Tratto da: "L'ALPE" - n. 2 Estate 2000 - pp. 66-69
Priuli & Verlucca, editori


Pubblicato con l'autorizzazione dell'autore e dell'editore [16 Nov 2000].
 L'Autore
Luca Brunet
È nato a Primiero e si è laureato presso l'università di Trento con una tesi su Italo Calvino. Insegna nelle scuole superiori del feltrino.

Cura dal 1994 attività di animazione culturale, a Primiero e nella valle del Vanòi, con il gruppo di lavoro Il Laboratorio del Tempo (serate di storia locale, miti e leggende delle Dolomiti, iniziative per la valorizzazione dei centri storici e dei dipinti popolari), con lo scopo di promuovere la risorse storico-artistiche del territorio.

Nel 1997 con il Laboratorio del Tempo realizza la guida ai dipinti murali di Transacqua e Fiera dal titolo Pictor pinsit.

Nel 1998 realizza per il comune di Canal San Bovo, con gli amici del Laboratorio, una ricerca iconografica intervalliva sulle tracce di 10 frescanti popolari, attivi nelle valli delle Dolomiti orientali a partire dal Cinquecento.

 Stemma di Mezzano

 Legenda
1. Si tratta dei comuni di Tonadico, Transacqua, Mezzano, Imèr e Canal San Bovo.

2. Le guide dedicate a Primiero riportano in breve la straordinaria impresa della lontra: Ottone Brentari, Guida alpina di Belluno - Feltre - Primiero... ; A.A.V.V., Guida di Primiero, Agordo, C.A.I.-S.A.T. di Primiero, 1965.

3. Anche una bella lontra arrivò in questo lago e, facendosi grandi mangiate di trote e salmerini, diventò grande, seguitando a fare scorpacciate. (Cfr. di Livio Tisot, Vècie s-ciòne de Premiér (vecchie storie di Primiero), Trento, Manfrini, 1977.

4. Rosicchia oggi e rosicchia domani, con i denti e con le unghie, di buona lena, continuò sicuramente più di un anno per fare il buco oltre San Silvestro. San Silvestro è una località posta all'inizio della gola dello Schenèr, così chiamata perché sovrastata da una rupe dove fu costruita nel XIII secolo la chiesina di San Silvestro, messa a guardia dell'ingresso meridionale della valle.

5. I Primierotti si organizzarono con leggi e con statuti e nello stemma della Comunità accamparono la lontra, che aveva liberato la valle. (Ibidem).

6. La leggenda più estesa dedicata alla lontra è riportata dal capitolo intitolato La leggenda della lontra in Giovanni Meneguz, Primiero, Trento, Panorama, 1982.

7. Confronta i fogli di risguardo ed il capitolo dal titolo Si raccontava: fatti e leggende nel libro di Ferruccio Romagna, La valle del Vanoi, Trento, Comune di Canal San Bovo.

8. Vedi il manoscritto in fotocopia, custodito presso la biblioteca intercomunale di Primiero, di Antonio Rachini: Succinto ragguaglio della valle di Primiero ... . Vedi le Memorie di Angelo Michele Negrelli,; Angelo Michele Negrelli è il padre (1764-1851) del più noto Luigi Negrelli (Primiero, 1799 - Vienna, 1858) progettista del Canale di Suez.

10. È l'antico percorso tra Primiero e Feltre, che stacca dall'attuale strada statale poco dopo località Val Rósna (per chi scende da Primiero) e congiunge la gola dello Schenèr con Zorzói, frazione di Sovramonte (Bl).

11.Per queste note ringrazio la dr. Daniela Perco, direttrice del Museo etnografico di Belluno; si consideri anche la monografia dedicata alla lontra da Luca Lapini.

12. Vedi di Tommaso Antonio Catullo, Catalogo ragionato degli animali vertebrati che si veggono permanenti o soltanto di passaggio nella provincia di Belluno, Belluno, 1838, ora in ristampa anastatica con il titolo: T. A. Catullo, Un naturalista del Bellunese, Bologna, Nuovi Sentieri, 1975. Un grazie a Tiziana Conte per l'informazione.

13. È l'informatore, residente ad Imèr di Primiero, da cui ho appreso l'accaduto.

 L'Editore
Priuli & Verlucca, editori

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